Covid 19 – Vademecum legale #8 – Check-list misure di prevenzione e protezione per la determinazione del rischio

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Come Brigate di Solidarietà Attiva continuiamo a fornire strumenti digitali non solo ai lavoratori ma a tutti i cittadini la cui salute è a rischio in nome del profitto.

Perché la salute sul luogo di lavoro è in questo momento una questione di salute pubblica.

Proprio per questo lanciamo questo test di autovalutazione dei rischi e della sicurezza sanitaria sul posto di lavoro.

Troverete due versioni dello stesso test: una in forma grafica, da distribuire, stampare e condividere, e una in forma digitale, che permetta di avere un minimo di riscontro statistico rispetto alle condizioni di tutela offerte nei luoghi di lavoro che spingono per un rientro sempre più rapido alla normalità produttiva.

Potete trovare il test digitale qui: https://bit.ly/2XLmzxR

▶️UNA NOTA POLITICA

La valutazione dei rischi è un obbligo non delegabile del datore di lavoro. L’articolo 2 del D.Lgs. 81/08 la definisce una “valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza”.

Appare subito evidente, quindi, che i risultati della valutazione dei rischi influenzano in maniera decisiva l’organizzazione dei processi produttivi, che però i datori di lavoro gestiscono soprattutto in funzione di esigenze di redditività e produttività: insomma, secondo logiche di profitto.

Nella fase attuale, che ci dicono sarà caratterizzata dalla necessità di convivenza con il coronavirus e il rischio di contrarre il Covid-19 che ha già mietuto migliaia di vittime in Italia, specie nelle aree a maggiore presenza di realtà manifatturiere, il quanto e come il lavoro sarà organizzato secondo criteri di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori determinerà anche il se e quanto la salute e la vita stessa dei lavoratori saranno considerate variabili di un calcolo costi / benefici d’impresa.

È da questa possibilità che dovremo difenderci d’ora in poi e almeno fino a quando l’emergenza sarà terminata. Una possibilità, quella per cui le nostre vite siano messe in un calcolo costi/benefici aziendale, già resa concreta dai ritardi del governo nell’adottare misure di contenimento dell’epidemia e dalle insistenti richieste del mondo imprenditoriale di riaprire tutto.

Basti osservare come affianco alle attività essenziali sono rimaste aperte migliaia di imprese che essenziali non sono, approfittando della rete a maglie larghe dei codici Ateco adottata dal governo nei suoi decreti, mentre ai lavoratori altro non è stato concesso se non una monetizzazione del rischio (100 miseri euro per un mese di lavoro rischiando il contagio) che rimanda ad un periodo precedente agli anni di lotte operaie che avevano messo la salute al primo posto e costretto spesso le aziende a mettere in sicurezza gli impianti. Si diceva, con uno slogan efficace, che “La salute non si vende”.

Dovremo riprendere quel motto con tutto il significato politico e sindacale che sottintende: che la salute non può essere sacrificata sull’altare della redditività aziendale; che non accetteremo di socializzare i costi di una produzione che già in periodi non emergenziali produce migliaia di malattie e infortuni ogni anno e che oggi è resa ancora più insidiosa con il rischio di portare a casa, tra i nostri cari, un virus pericoloso e spesso mortale, mentre i profitti restano privati.

In questa prospettiva, il test che abbiamo preparato è il primo passo lungo una strada più lunga per affermare con forza che la salute nei luoghi di lavoro è la salute stessa delle comunità. Lanceremo presto una campagna dedicata alla realizzazione e diffusione di una “Cassetta degli attrezzi” per costituire comitati cittadini su tutto il territorio nazionale, rendendoli capaci di fare pressione sulle pubbliche istituzioni e sui singoli Sindaci affinché il tema della salute nei luoghi di lavoro diventi una priorità e non sia più una questione “privata” tra lavoratore e datore di lavoro”. La salute non può essere sacrificata sull’altare della redditività aziendale.

▶️UNA NOTA METODOLOGICA

La valutazione dei rischi è un obbligo non delegabile del datore di lavoro. I lavoratori possono solo consultare il documento che formalizza quella valutazione attraverso gli Rls, i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, ma con importanti limitazioni. Il D.Lgs. 81/08, che regola la materia, stabilisce infatti che è consentito “ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute”, ma aggiunge che il documento in cui tali misure sono stabilite (il Dvr, documento di valutazione dei rischi) può essere consultato dall’Rls esclusivamente in azienda.

Tale limitazione può rendere di non facile esercizio il diritto di consultazione della valutazione dei rischi da parte dei lavoratori, dal momento che, tra l’altro, non sempre i Dvr sono redatti secondo criteri di “comprensibilità, semplicità e brevità”, come invece dovrebbe essere. Intanto perché spesso il processo di valutazione dei rischi è per sua natura complesso e poi perché la valutazione dei rischi influenza l’organizzazione del lavoro e pertanto si preferisce che la consapevolezza del contenuto del Dvr resti esclusiva del Datore di lavoro, così che sua resti anche l’esclusiva dell’organizzazione dei processi produttivi. Ma dal momento che la salute in gioco è quella nostra, dei lavoratori e delle lavoratrici, è bene che noi stessi prendiamo consapevolezza dei rischi a cui andiamo incontro.

È per questo che abbiamo elaborato una check-list per permettere a chiunque di condurre una rapida valutazione del rischio da contagio al Covid-19 nel proprio luogo di lavoro. Sia chiaro, una valutazione dei rischi non è riducibile ad una semplice check-list ma c’è bisogno, per fare qualche esempio: di una profonda conoscenza dei processi produttivi, delle strutture dei luoghi di lavoro, degli impianti, delle attrezzature, delle mansioni, delle modalità di svolgimento delle attività, dell’organizzazione aziendale. Inoltre, non sempre si dispone di una metodologia standard di riferimento per valutare un rischio e questo è il caso del rischio biologico proprio del coronavirus Sars-Cov-2.

Seppure spesso sono proprio i lavoratori e le lavoratrici a conoscere meglio di altri alcuni di quei fattori che influenzano una valutazione dei rischi, la necessità – che ci siamo dati – di generalizzazione del metodo di valutazione e la necessità di dotare lavoratrici e lavoratori di uno strumento agile, potrà incidere sul risultato della valutazione. D’altronde, però, difformità di valutazione e impossibilità di comparazione dei risultati non sono una novità nemmeno tra valutazioni dei rischi in ambito professionale.

Per favorire la semplicità, la check-list si basa su un calcolo della probabilità di contagio, mentre, basandoci sulla classificazione dell’ICTV, è stata assunta come data la classificazione del virus Sars-Cov-2 nel gruppo 2 dell’allegato XLVI del D.Lgs. 81/08. Assumendo come dati questi ed altri elementi si è potuto procedere alla ulteriore semplificazione di omettere una matrice del rischio così da poter far emergere una valutazione direttamente dalla check-list.

D’altronde quello che qui preme non è la precisione degli elementi di valutazione ma fornire alle lavoratrici e ai lavoratori uno strumento agile che permetta loro di avere una prima valutazione dei rischi da contagio Covid-19 nei luoghi di lavoro e di proporre, anche attraverso le rappresentanze sindacali, soluzioni alternative e migliorative all’organizzazione del lavoro orientata in primo luogo alla tutela della salute e della sicurezza di coloro che producono ricchezza e coloro che più di altri possono concorrere al progresso sociale: le lavoratrici e i lavoratori.

Grazie al nostro legal team e ad Alterego – Fabbrica dei diritti.

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