BRIGANTI CONTRO IL COVID-19: uniti siamo tutto ma distanti è meglio.

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In tanti ci hanno contattato in questi giorni convulsi, a tutti rispondiamo: voi stessi siete le Brigate.

Le BSA hanno sempre funzionato coagulando in un punto specifico (una progetto specifico, un luogo di emergenza) la forza e l’energia già socialmente presente e diffusa.

Ai tempi del coronavirus ciò è impossibile.

Ogni individuo che si muove può essere, a sua insaputa, un veicolo del virus.

Ogni assemblea può essere un focolaio di contagio.

Il virus vive nelle persone.

Se teoricamente tutti ci fermassimo e ci curassimo il virus morirebbe e scomparirebbe non potendo riprodursi passando di persona in persona.

Per cui noi vogliamo essere solidali con i più deboli ma non con il virus. Quindi per organizzare la solidarietà dal basso senza essere veicoli della malattia non si può usare nessuna delle prassi a cui molti sono abituati.

Un conto è aiutare il proprio vicino di casa altro è organizzare un intervento popolare.

Sono giorni difficili quelli che tutti noi stiamo attraversando.

Giorni lunghissimi, riempiti dall’incertezza per ciò che verrà, dai silenzi delle strade vuote, dei negozi chiusi e dal lutto e dal cordoglio per chi se ne sta andando.

Giorni riempiti dalla paura di migliaia di lavoratori costretti a recarsi sul posto di lavoro col rischio di infettare la propria famiglia, dal silenzio e dalle ansie della quarantena, dalla preoccupazioni e dalla rabbia per una situazione che forse poteva essere evitata. Sicuramente potevano essere evitati i ripetuti tagli alla sanità pubblica.

Ma sono anche giorni riempiti da chi, in ogni paese e città, resiste con la forza della solidarietà, una forza che scalda i cuori e traccia il solco per il domani, il giorno in cui lasceremo alle spalle tutta questa brutta storia.
Un domani che arriverà presto.

L’esperienza maturata in contesti emergenziali ci ha insegnato che spesso la buona volontà non basta perché, sopratutto in situazioni inedite come una pandemia, servono specifiche competenze sanitarie, servono dispositivi di protezione individuale adeguati, servono protocolli specifici e riconosciuti.

Al momento tutto questo non c’è.
Il Governo ha delegato alle aziende le decisioni. Non solo per la sicurezza sui luoghi di lavoro ma anche rispetto alle persone che ricevono servizi.
Per questo siamo vicini a tutti gli operatori sociali.
Per questo siamo vicini a tutti i rider che protestano per le condizioni in cui sono costretti ad operare per le consegne a domicilio.
Infatti in diversi casi le prescrizioni di sicurezza per i rider – ma non solo per loro – si limitano ad una mail da parte delle aziende su cosa si dovrebbe o non dovrebbe fare senza che alcun materiale sia fornito per rendere questi consigli plausibili.

Per evitare di mettere a rischio i nostri volontari e le persone con cui abbiamo a che fare preferiamo seguire altre strade.

Evitare approssimazione ed improvvisazione, ed affidarci a chi ha esperienza come ad esempio EMERGENCY.

Per questo raccomandiamo massima attenzione e responsabilità a chiunque voglia dare concretamente una mano ad anziani e bisognosi.
Non intraprendete attività che, seppure dettate da finalità di solidarietà e mutuo soccorso, potrebbero potenzialmente creare problemi senza prima esservi confrontati con le istituzioni locali competenti, in questo caso Asl e Comuni e medici di base, che possono guidarvi con indicazioni pratiche a tutela della vostra salute e di quella delle persone con le quale entrerete in contato.

È fondamentale che le attività evitino il più possibile spostamenti, siano cioè di prossimità e di vicinato e siano seguite da personale medico ed infermieristico specializzato.

Noi non staremo fermi e cercheremo di operare dove le condizioni lo renderanno possibile e sicuro.

Sapendo benissimo che la scelta cui molti si troveranno davanti è quella di dover scegliere e bilanciare il rischio, tra pratiche non esenti da rischi o persone a rischio perché sole e in particolare condizione di vulnerabilità. Ma, soprattutto, ci siamo attivati per tutto quello che si può fare in maniera digitale in modo che nessuno si senta solo.

Stiamo lavorando a un vademecum sulle normative che si sono affastellate una dietro l’altra e stiamo lavorando a delle note utili per la sicurezza dei lavoratori. Nelle prossime ore e nei prossimi giorni usciremo con le prime attività cui siete chiamati a partecipare come sempre.

Perché uniti siamo tutto.

Se oggi molte pratiche sono impedite dalle condizioni oggettive dovute alla pandemia, ci saranno mille occasioni per costruire solidarietà quando dell’emergenza rimarranno le cicatrici.

Non perdiamoci di vista, non lasciamo che la solidarietà popolare svanisca quando tutto assumerà di nuovo una parvenza di normalità.

Infine un grande grazie a tutti gli operatori della sanità pubblica e a tutti quei lavoratori dei servizi essenziali. Senza di loro saremmo già morti.

Un abbraccio a tutti voi.

Le Brigate di Solidarietà Attiva