Report dalla Bassa terremotata ed alluvionata

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Arriviamo a Bastiglia il sabato mattina.

Bastiglia è un piccolo comune in cui, al tempo del

terremoto, portavamo dei beni di prima necessità a  una famiglia piegata dal terremoto ma ,ancora prima, dalla disoccupazione,
C’è un gran movimento, ai bordi delle strade cataste di mobilia da buttare.
Tante divise della protezione civile, ma quello che colpisce è la solidarietà umana e l’attivismo diretto degli alluvionati stessi, i gruppi di amici e vicini che si sostengono a vicenda.
L’acqua è defluita già da qualche giorno, si puliscono i pavimenti e rimane allagata solo qualche cantina. Al coc (centro operativo comunale) ci dicono che l’organizzazione dei volontari è appena cominciata e che siccome noi non siamo accreditati Protezione Civile non possiamo ricevere la lista degli interventi. Ci fanno però capire che di volontari c’è bisogno e ci consigliano di girare di casa in casa a chiedere. Cosa che facciamo puntualmente, perchè è l’unica maniera di sapere davvero dove c’è bisogno di aiuto. La segretaria del coc di avvisa anche che la maggior parte della gente non si è nemmeno presentata a chiedere aiuto, a parte quelle situazioni in cui occorrono strumenti particolari come le idrovore o i ragni per caricare i detriti.
Decidiamo, prima di metterci a spalare, di fare un giro anche a Bomporto e dintorni, altra zona duramente colpita dall’alluvione, così ci smistiamo in squadre.
Notiamo subito che le strade sono piene zeppe di inutili posti di blocco: sono presidiate anche strade perfettamente agibili. Ci dicono che son blocchi per evitare che nei paesi alluvionati passino anche non residenti, ma ci basta dire che siamo volontari per poter andare praticamente quasi ovunque.

A Bomporto la situazione è molto simile a Bastiglia: al Coc regna sovrana la disorganizzazione, la gente si attiva autonomamente, il grosso delle case è già stato pulito e ci accolgono i familiari mucchi di spazzatura accatastati sui marciapiedi. Non abbiamo notato campi costruiti per accogliere gli sfollati: alcuni sono ospitati nei palazzetti, molti sono dai parenti.
Unica zona ancora gravemente allagata che troviamo è Villavara, nei pressi di Bomporto, dove 3 famiglie che vivono nei classici casolari di campagna emiliani, hanno ancora più di un metro di acqua in casa. Li troviamo così, sull’argine del fiume, a scavare con la pala delle canaline per far defluire l’acqua. Nessuno si è fatto vedere lì: ci raccontano che han più volte chiesto le idrovore e dei mezzi per rompere la strada che, poiché rialzata, impedisce all’acqua di defluire. Ma nulla.
Purtroppo non possiamo aiutarli perchè non abbiamo i mezzi pesanti che occorrerebbero, così li lasciamo lì a malincuore, dopo aver fatto alcune foto per documentare la situazione.

già nel 2011 i sindaci lanciavano l’allarme
manutenzione degli argini

In serata ci incontriamo col Comitato sisma.12 che ci racconta una situazione davvero difficile.

Il 31 Gennaio ripartiranno i mutui che erano stati sospesi dopo il terremoto, la maggior parte delle macerie son state gestite da aziende infilitate (nella white list si rientra molto facilmente, dopo un cambio di nome dell’azienda e/o cessioni di proprietà a parenti) , le tasse sospese dopo il terremoto sono arrivate in una botta sola, arrivando a bollette di 2000-3000 euro.
Ci raccontano di 40 anni di assenza di manutenzione , di come dopo il terremoto non ci siano stati seri controlli sugli argini, ci raccontano di come l’Aipo abbia dato tutta la colpa alle nutrie, salvo poi cambiare idea di fronte all’evidente stupidità di questa scusa. Già nel 2011 i sindaci avevano lanciato l’allarme manutenzione degli argini.
Salvo che ora, improvvisamente, alcuni furgoni fanno la spola sugli argini a rattoppare i buchi. Di come alcuni siano stati avvisati dell’arrivo della marea di acqua appena mezz’ora prima. Il senno di poi pare essere la legge sovrana in Emilia.
La domenica mattina ci fermiamo ad aiutare a ripulire un complesso di case popolari a Bastiglia, svuotando i garages dalla mobilia per poi portare fuori a mano acqua e fango.
Una squadra si stacca invece per fare foto e video interviste e partecipare ad una assemblea organizzata da alcuni abitanti per capire come affrontare la questione alluvione.
Ci sono circa 150 partecipanti, il Sisma.12, ormai punto di riferimento sul territorio partecipa con tutta la legittimità che si è costruito in ormai due anni di attività e di protagonismo dei terremotati: le rivendicazioni del post terremoto si saldano subito con quelle del post alluvione.
http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/2014/01/26/1016146-alluvione-cittadini-interviste-rabbia.shtml#1

In generale abbiamo ragionato sul fatto che la situazione è di veloce risoluzione, il grosso dei paesi è già pulito e l’acqua è stata fatta defluire quasi in tutte le zone colpite dall’alluvione. Non c’è carenza di beni di prima necessità, anche se le famiglie hanno bisogno di riarredare le case da zero.

Ora che le pale cominciano a non servire più resta importante lo spazio politico che si è creato: nonostante un terremoto e una alluvione, occorre sgomitare perchè lo stato si prenda le proprie responsabilità, occorre strappare con le unghie e con i denti quei diritti minimi (che gli argini siano controllati, che le tasse siano
sospese, che le famiglie vengano aiutate a ristrutturare le case) che neppure due grosse tragedie a distanza di due anni hanno convinto le istituzioni a concedere.  Perchè se una battaglia sul 100% per la ricostruzione post terremoto è stata vinta (a costo di dure battaglie politiche e non certo per bontà delle istituzioni), ora si ricomincia da capo per la ricostruzione post alluvione. Ma sopratutto che si accertino le responsabilità; oltre al buon cuore di andare ad aiutare non ci deve essere tregua verso chi è colpevole. Invece di spendere soldi per la Cispadanda, pretendere manutenzione sul territorio diventa ormai una necessità impellente. Come in Sardegna, così in Liguria. Perchè se le tragedie non sono prevedibili, si può almeno cercare di ridurre al minimo il danno. Laddove, ovviamente, c’è buona fede al posto del cieco inseguimento di ciò che è più remunerativo.