[ALLUVIONE SARDEGNA] report del 26 novembre 2013

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APRIAMO IL REPORT CON DUE RINGRAZIAMENTI:
il primo ai No tav che si sono adoperati per una raccolta fondi per aiutarci

il secondo alla curva Primavera del Torino, che hanno raccolto beni di prima necessità che sono stati recapitati tramite la Brigata di solidarietà attiva Cuneo


Siamo arrivati a Olbia ieri mattina e abbiamo preso contatti al centro della Croce Rossa allestito nella palestra delle scuole medie di via Nanni (prima della zona industriale, a nord del porto). Ci hanno regalato pale e stivali, ci hanno fatto mangiare senza chiedere accrediti né nulla. Una breve chiaccherata in Comune ci ha fatto capire che il Comune stesso e la Protezione civile locale sono molto polemici con la Prociv nazionale che come al solito cala dall’alto e gerarchicamente, nella migliore tradizione militarista, senza coordinarsi coi singoli centri operativi. A queste accuse la Protezione civile nazionale, invece di migliorare l’organizzazione e la collaborazione, sta rispondendo sui giornali accusando la Protezione civile locale di non essersi organizzata a dovere. In mezzo a questo rimpallarsi di responsabilità ci sono gli alluvionati che sanno perfettamente che i magazzini sono pieni, ma non c’è un livello di consapevolezza della situazione sul territorio da parte della protezione civile da capire come effettuare la distribuzione in maniera efficace. Tantochè alcuni si sono autorganizzati, prendendo i materiali dai magazzini e distribuendoli loro stessi: non esiste nessun operatore chiuso dentro un ufficio che possa avere una mappatura delle problematiche chiara come la gente stessa e i volontari che si spostano di casa in casa. Ciò che emerge dalla situazione è un stretto livello di legame di comunità che fa si che la solidarietà sia capillare e che le incapacità delle istituzioni burocratizzate vengano superate con un livello di attivismo e impegno diretto e solidale delle persone, come già abbiamo vi sto in Emilia, dove molte erano le situazioni di campi e magazzini autorganizzati. Il Comune ci ha dato dellemappe, dimostrano comunque buona volontà di collaborazione, e segnalato zone di Olbia ancora critiche, che sono quelle a ridosso del torrente principale e di un altro torrentello che attraversano la città e che sono esondati

Ad Olbia c’è un numero impressionante di volontari, anzi un sovrannumero di volontari che piano piano stanno riportando la situazione alla normalità. Restano critiche le zone intorno agli argini, se così possiamo chiamare delle strutture fatte di sterpaglia e sabbia spazzate via in un attimo dall’acqua. Alcune case sono ancora senza acqua e corrente, ma gran parte sono pulite e comunque ci sono tanti volontari in giro ad aiutare.
In generale, non solo ad Olbia, ci sono tantissimi centri di raccolta e smistamento in origine organizzati dagli isolani stessi e poi integrati da materiali e interventi istituzionali. Moltissimi restano comunque i magazzini che rimangono autorganizzati, in capannoni messi a disposizione dai privati: alcuni negozianti stanno anche distribuendo beni di prima necessità gratuitamente. A differenza delle altre emergenze (Abruzzo, Emilia ecc..), ci pare che l’impostazione prociv sia molto poco formale e controllata: nei magazzini non chiedono tessere né nomi, sono disponibilissimi a darci materiali da distribuire senza nemmeno bolle di uscita o documenti. C’è anche un livello molto più basso di militarizzazione, rispetto ad esempio ad un Abruzzo e un Emilia dove invece la presenza di forze dell’ordine ed esercito era costante e dove tutti erano continuamente schedati.
Un altro gruppo di noi ieri si è avventurato fuori da Olbia, verso sud (provincia di Nuoro), siamo arrivati a Torpè. Questo comune è uno dei più colpiti ma anche qui la situazione è abbastanza ben gestita, gli interventi rimasti da fare necessitano di mezzi pesanti e professionalità (es strade crollate). Ci siamo spostati fino nel centro dell’isola, a Bitti, un paesello di montagna dove è crollata una strada costruita sopra il letto di due torrenti (che ovviamente hanno creato una voragine, case evacuate. Tutti sono stati ospitati dai parenti e non paiono in previsione campi per gli sfollati). La piazza è recintata perché anche quella a rischio crollo. C’è ancora un disperso in questa zona, probabilmente rimasto inghiottito dall’acqua in sotterranea.. Oggi ci ritorniamo anche per approfondire la questione legata alla prevenzione e cura del territorio: molto sono già  i giornali , ma il dibattito corre anche di bocca in bocca, che hanno dato attenzione alla speculazione sul territorio, alla cementificazione selvaggia, all’edificabilità in zone ad alto rischio idrogeologico, tutte tematiche che ci riserviamo di approfondire in un articolo a parte.
Da lì ci sposteremo anche ad Onanì, un comune che è ancora senza acqua potabile, oggi capiamo bene se e cosa serve e soprattutto se si riesce ad arrivarci perché la strada principale è chiusa.
In questi comuni tra i più colpiti sono gli allevatori e gli agricoltori: l’alluvione ha distrutto i depositi di foraggio che quindi scarseggia. Ci stiamo organizzando per mandare sull’isola un discreto quantitativo di foraggio grazie ad alcuni contatti a Parma.
Abbiamo deciso, date le distanze, di non spostare il furgone che oggi è rimasto ad Olbia per fare il giro dei magazzini, scaricare i materiali raccolti dalla curva del Torino ed eventualmente andare a fare qualche distribuzione con dei ragazzi di Olbia conosciuti ieri. Quindi oggi siamo divisi in tre gruppi: Olbia col furgone, Bitti con due macchine di cui almeno una poi vedrà di spostarsi per continuare il giro di ricognizione.
Siamo dell’idea di sospendere tutte le raccolte di fondi e di materiali (a parte il foraggio che invece serve tanto), almeno finchè non capiamo se anche dopo il 30 ci sarà possibilità di trasportarli gratuitamente, visti i costi notevoli non appena i traghetti saranno di nuovo a pagamento.
Le cose che servono sono alimentari a lunga conservazione, prodotti per pulire e per l’igiene personale, che per ora abbiamo deciso di reperire qui sull’isola., grazie alle raccolte fondi avviate dai No Tav e da alcuni singoli compagni. Enorme è già la necessità di mobilio nuovo, perchè tutto l’arredamento nelle case colpite dalla furia dell’acqua è andato distrutto.
Lo shock dell’alluvione aleggia ancora, ovviamente, nell’aria: Patrizia, un’isolana con cui stiamo tenendo contatti, ci ha raccontato la dinamica della morte di un padre col figlioletto di tre anni che ha provato a salvarlo salendo su un muretto, chiedendo aiuto ad un operatore dell’anpas che non è intervenuto, per poi venir trascinato via dalla corrente. Altre case sono state completamente allagate, alcuni morti vivevano in scantinati, l’acqua è arrivata in alcuni punti anche a due metri di altezza.
Domani sera un nuovo report con ulteriori aggiornamenti

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