“LAMPEDUSA E CANALE DI SICILIA: DAL 1990 AL 2013, OLTRE 20MILA MORTI IN MEZZO AL MARE. LA BOSSI FINI UCCIDE. CORRIDOIO UMANITARIO SUBITO”

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A Lampedusa la notte del 2 ottobre un barcone con a bordo oltre 500 persone provenienti dall’Africa prende fuoco e sprofonda. Alcune persone vicine ad Askavusa, collettivo di compagni locali, si trovano, per caso, nelle vicinanze cominciano a soccorrere subito i migranti. Ne salvano 47, poi in barca non c’è più posto. La Guardia Costiera impiega un’ora ad arrivare e quando arriva NON si muove: risponde che “attendono ordini da Roma, per seguire i protocolli”. Nel frattempo centinaia di persone annegano davanti ai loro occhi. Dopo ne salveranno poco meno di un centinaio, tutti indagati per immigrazione clandestina. Gli altri sono dispersi, morti ammazzati, poi inghiottiti dal mare che sta ancora restituendo i cadaveri.
Alcuni pescherecci non si sono fermati a prestare soccorso per paura di essere denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: ricatto e conseguenza disumana della legge Bossi-Fini. Dal 1990 al 2013 ci sono stati oltre 20.000 morti accertati in mezzo al mare, mentre non si contano più invece i respingimenti (finanziati dall’Unione Europea) molti dei quali avvenuti direttamente in mare, anche se le norme internazionali dovrebbero garantire a tutti la possibilità di chiedere asilo politico.

Chi si salva invece conosce poi le mostruosità di Cie, lavoro nero, caporalato, ghetti e baraccopoli, repressione e razzismo. La Bossi-Fini produce infatti un chiaro sistema di sfruttamento della manodopera immigrata: legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro determina forti condizioni di ricatto, che inducono ad accettare obbligatoriamente qualsiasi tipo di lavoro ed a qualsiasi condizione. La rivendicazione dei propri diritti e qualsiasi tipo di attività sindacale sono minacciate dalla perdita del lavoro e conseguentemente dalla possibilità di “esistere legalmente” in Italia.La Bossi-fini, non è altro che la degenerazione di un processo normativo iniziato con la legge Turco- Napolitano. Di fatto istituisce anche il reato di disoccupazione e più che una legge sull’immigrazione è una legge sul lavoro il cui scopo è produrre manodopera ricattabile e a basso costo,condizione esasperata dalla crisi economica. La concorrenza tra lavoratori italiani ed immigrati è costruita ad arte e la guerra tra poveri che ne consegue non fa altro che peggiorare le condizioni di tutti i lavoratori in Italia. Se poi qualcuno di questa legge ci muore, beh, agli occhi di chi la sostiene sembra solo un “effetto collaterale”. Ancora una volta ribadiamo che la Bossi-Fini è una legge assassina. Ancora una volta affermiamo che il reato d’ immigrazione clandestina è solo un enorme regalo a padroni e sfruttatori.

Ancora una volta ripetiamo che a Lampedusa non c’è alcuna emergenza, nessuno stato d’eccezione che giustifichi l’attuazione di provvedimenti speciali (tantomeno di decisioni ipocrite come concedere la cittadinanza italiana solo ai morti).
Troppe volte lo stato d’emergenza viene utilizzato come strumento di controllo e riduzione dei diritti umani oltreché politici, come buttare nel carcere dei Cie persone che non hanno commesso alcun reato. Non si può chiamare emergenza un fenomeno che per Lampedusa è quotidianità! L’Italia è una delle porte d’Europa, quell’Europa ricca che ora dice di arrancare, ma che ha ancora molta ricchezza concentrata nelle mani di pochi. Quell’Europa che ha costruito la propria ricchezza su colonizzazione e sfruttamento, che ancora oggi fa dell’Africa una terra da depredare e che poi fortifica e militarizza i propri confini se qualcuno torna a prendersi almeno una parte di ciò che gli è stato rubato. Non c’è nessuna emergenza: ci sono persone che si muovo (ma si sa, in questo sistema “neo-liberista” le persone hanno meno diritti delle grandi masse di capitali), che lo fanno liberamente e ne hanno tutto il diritto, che lo fanno costretti dalla disoccupazione, o dalla guerra, dalla povertà o per motivi politici.
Lampedusa è solo il risultato di ciò che anche gli stati europei hanno imposto in altre terre del mondo.
Per tutto questo respingiamo al mittente le lacrime di coccodrillo, le parole “di fratellanza” del Papa e tutto l’osceno balletto mediatico. L’ipocrisia di chi ha tra le mani la responsabilità di queste morti ci disgusta profondamente! E saremmo felici se venisse confermata l’abolizione del reato di clandestinità, ma che nessuno si azzardi a vederlo come uno strumento per espulsioni più veloci, perchè troverà battaglia.

Solidarietà ai sopravvissuti, un sincero ricordo per le ennesime vittime del capitale e dello sfruttamento, una sincera vicinanza agli amici lampedusani di Askavusa.
La Bossi-Fini va abolita. Lampedusa non deve diventare un Cie a cielo aperto.
Creiamo subito un corridoio umanitario. Abbattiamo le frontiere!
                                                                 Castelli Romani

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