[BSA CUNEO] Saluzzo: cominciano le assemblee al campo. I problemi, le rivendicazioni dalla viva voce dei migranti

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I container sono stati ufficialmente aperti. L’entrata nella casa del Grande Fratello Coldiretti è stata mercoledì 17 alle 8.30 del mattino. Alto lo schieramento di forze dell’ordine: due volanti dei carabinieri, una di polizia, una della polizia comunale, una con gli agenti della digos, senza tralasciare alcuni esponenti della Coldiretti e il Guardiano del Campo (poco più che ventenne) che controllerà l’entrata e l’uscita dal e nel campo solo per chi avrà il braccialetto giallo che distingue chi “è fuori” da chi “è dentro”. Come da routine, sono stati identificati i volontari che volevano, con tutta tranquillità, vedere e documentare l’apertura del campo. Forse questo dispiegamento di forze è dato dalla paura di disordini da parte dei ragazzi del Foro, che invece, hanno accettato con rassegnazione l’esclusione dal “campus”, vedendo confermato che il piano d’accoglienza andrà avanti per la sua strada, quella di dare un posto al coperto solo ad una parte di chi ha contratto e chi ha un datore di lavoro iscritto alla Coldiretti.
La vita al Foro continua, anche di fronte a questa divisione tra il campo dei Prescelti e chi invece né è stato escluso.
Il venerdì dalle 18 alle 20, appuntamento settimanale con la Croce Rossa che, con tanto di divisa da terreno di guerra (anfibi, camicia azzurra, pantaloni blu e basco), vengono al Foro a visitare i ragazzi che fanno richiesta di essere visitati. Dopo la richiesta, rifiutata, di avere una cassetta del pronto soccorso per il Foro, si decide di comprarne una per il presidio permanente con tutto il necessario: garze, cerotti, acqua ossigenata, paracetamolo, medicine semplici contro le scottature, ecc.
Il sabato sera c’è stato in programma, per dare un pò di svago, la proiezione del western all’italiana “lo continuavano a chiamare Trinità”, primo film della rassegna. Seguiranno film più impegnati, ma si è volute scegliere, come primi film, qualcosa di divertente che possa distogliere l’attenzione verso l’odierna situazione. 
La scuola di italiano viene integrata presso il presidio al Foro dai volontari della Rete* venerdì e domenica con letture e scritture in italiano, lezioni sulle parti del corpo (in funzione di conoscenze sul proprio stato in caso di dolori e malattie), sui nomi degli indumenti e altro su richiesta dei ragazzi. Inoltre al presidio è stata istituita una libreria con i giornali (quotidiani locali e nazionali), dizionari italiano-francese e riviste per fare esercizi di italiano e informarsi su ciò che succede sia in Italia che nel paese
che (non) li ospita. Intanto anche la cosiddetta “isola ecologica” (per gli amici “discarica”, che si trova poco lontano dal Foro) ha emesso un divieto per scongiurare che chiunque (i ragazzi migranti naturalmente) vada a prelevare materassi, teli, ecc dal proprio interno, con pena per chi trasgredisce: denuncia penale. Mi viene da pensare: se il mondo è ormai ricoperto di rifiuti, perché si vuole arrestare chi riutilizza (in condizioni disperate, perché se così non fosse non lo farebbe) ciò che viene buttato in discarica? Forse perché i rifiuti sono divenuti oro e l’azienda che li smaltisce riceve per caso un compenso? Se fosse così (e sembrebbe di sì), il mondo non gira dalla parte giusta, ma ciò ormai già lo sappiamo..
Martedì è prevista una grande assemblea orizzontale nella quale sono invitati tutti i ragazzi del Foro, la prima da quando c’è stato l’aumento da 200 persone a 500.
L’assemblea è partecipata e non caotica (avremmo da imparare molto): chi vuole prendere la parola alza la mano e aspetta i proprio turno, in modo assolutamente spontaneo. L’assemblea si apre con l’intervento della Rete* Campagne in Lotta (nella quale fanno parte il Comitato Antirazzista e le Brigate di Solidarietà Attiva) che si presenta e racconta le proprie esperienze a Rosarno, a Foggia e a Nardò. Segue una lunga serie di interventi dei ragazzi del Foro, c’è chi si sfoga con la situazione italiana nella quale non si può lasciare l’Italia (per cercare lavoro all’estero) se si è in possesso di documenti italiani e con la constatazione che si è imprigionati in un paese che non li vuole. Seguono altri interessanti interventi, quali la volontà di prendere parte alle decisioni (l’assemblea va in questa direzione), altri interventi sulla presenza di fotografi e giornalisti, nel voler anche differenziare chi viene al campo, fotografa di nascosto e poi scappa via, e chi invece vuole documentare per raccontare la verità e condividere i momenti e le giornate insieme ai ragazzi. Si discute molto dei problemi della vita quotidiana: il problema accoglienza si sente molto. Acqua e elettricità sono due rivendicazioni forti, alle quali cercheremo di fare da sponda.
Si è parlato anche di un annuncio della Caritas di Saluzzo pubblicato su un giornale locale che faceva appello per la raccolta di cibo; un ragazzo ha portato la voce di molti nel esprimere il proprio dissenso verso il fatto che fossero categorizzati come poveri che hanno bisogno di viveri. La verità che i ragazzi vogliono sottolineare è che loro sono venuti per cercare lavoro e non per cercare da mangiare (e essere forme parassitarie), le due cose sono strettamente collegate ma la mancanza di lavoro è la causa della mancanza di cibo. C’è uno scatto, una volontà ferrea di dignità: la volontà di essere trattati non da indigenti, di dipendere dall’aiuto (ipocrita) altrui, ma di potersi costruire una vita autonoma. E ciò passa dall’ottenere o meno un lavoro. Qualcuno si è lamentato non solo dell’assenza di lavoro, ma anche del problema del lavoro grigio: anche questo sarà un punto che ci vedrà direttamente impegnati nella costruzione intanto di un inchiesta in loco e poi nella costruzione di un tentativo di denuncia. 
L’assemblea è stata molto costruttiva e vuole essere un mezzo, prima per dare sfogo e discutere i problemi e la situazione a Saluzzo, dopo per proporre e discutere insieme a tutti per trovare una soluzione di lavoro, abitativa e di dignità umana.
Questa forma assembleare avrà cadenza settimanale e metterà le basi per autorganizzarsi e riprendere in mano la propria vita, nel saper difendere i propri diritti umani e lavorativi, e nel confrontarsi con i propri fratelli nel discutere per costruire delle alternative all’assistenzialismo cattolico e istituzionale, che non risolve il problema ma tende a mantenere una situazione di passività e ignoranza per poter meglio mettere mano allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Brigata di solidarietà attiva Cuneo