LUNGO LA FILIERA DELLO SFRUTTAMENTO: DAI CAMPI AI GRANDI MAGAZZINI

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Estendiamo la rete di solidarietà verso le cooperative in lotta del settore della logistica

Per un 15 maggio di lotta e solidarietà:http://www.clashcityworkers.org/iniziative/934-15m-sciopero-unitario-della-logistica.html

Ormai da alcuni anni organizziamo, come Brigate e poi come Rete campagne in lotta, progetti di intervento diretto o di monitoraggio, in zone di produzione agricola ad ampio impiego di manodopera bracciantile.
Dal profondo Sud di Nardò, Foggia e Rosarno al profondo Nord di Saluzzo e Castelnuovo Scrivia, ci siamo addentrati in situazioni di sfruttamento estremo determinato dall’intreccio tra malavita organizzata e i meccanismi del capitalismo. Seguendo in maniera diretta le esperienze dei lavoratori, per la stragrande maggioranza migranti, con cui entravamo in contatto, abbiamo analizzato in maniera approfondita non solo il fenomeno del caporalato, ma anche la Legge Bossi-Fini. Nell’esperienza diretta e quotidiana dei nostri interventi, si è resa evidente la sua ragion d’essere sistemica in questa crisi economica in cui, per aumentare i margini di profitto, occorre ridurre il costo del lavoro e aumentare i ritmi produttivi. La Bossi Fini infatti non è solo una legge sull’immigrazione, ma anche e soprattutto una legge sul lavoro, che insieme alla “promozione” della clandestinità a reato penale (pacchetto Sicurezza), è finalizzata a legare il privilegio di esistere e avere diritti in Italia con l’avere un lavoro, rendendosempre più ricattabile la manodopera straniera. Allo stesso tempo la diffusione di sentimenti xenofobi per creare il clima della guerra tra poveri è funzionale alla riduzione delle tutele di tutti i lavoratori, italiani e stranieri. Un esempio pratico è il ritorno del cottimo in agricoltura, divenuto legale nel contratto agricolo provinciale di Lecce con la collaborazione diretta della Cgil. Per creare consenso intorno a queste manovre chiaramente impopolari volte a eliminare diritti, si ricorre all’alibi dell’emergenza (della crisi, dell’”invasione” degli immigrati ecc..). Portati quindi a considerare limitante l’approccio dell’antirazzismo etico che concentra la rivendicazione sulla concessione della cittadinanza, abbiamo quindi ritenuto necessario non occuparci solo del “problema accoglienza”, ma anche del conflitto capitale-lavoro.

La Legge Bossi-Fini è
comunquestata un vero toccasana per l’intera filiera della Grande Distribuzione Organizzata, che parte dalla raccolta nelle campagne e dalle industrie manifatturiere e di trasformazione, passa per la logistica dei grandi magazzini (recente l’avvio di mobilitazioni ai magazzini della Granarolo) salendosui camion dei trasportatori e si conclude direttamente negli scaffali di Gigante, Esselunga, Coop, Carrefour, ma anche in quelli dell’Ikea.
Un sistema, quello della Grande Distribuzione Organizzata, in cui lo sfruttamento è endemico, sistematico, necessario a quella feroce guerra che è la concorrenza mondiale per il ribasso dei prezzi e che viene fatto ricadere direttamente sulle spalle dei lavoratori, italiani e non, dato che i grandi marchi si occupano delle differenze di nazionalità solo quando è a loro utile per frammentare il fronte dei lavoratori.
Tutto ciò è consentito e alimentato dalla catena di appalti e subappalti tipico dell’intero sistema della logistica, fondato sulla frammentazione del lavoro e di conseguenza della forza rivendicativa dei lavoratori, un sistema dove le cooperative diventano il cuscinetto legale dello sfruttamento, e la copertura usata dai grandi marchi per scaricarsi delle proprie responsabilità.Dalle situazioni di lavoro nero e grigio, ad orari di lavoro massacranti, a licenziamenti improvvisi, a ritardi nei pagamenti dei salari e delle liquidazioni, ai licenziamenti punitivi nei confronti dei lavoratori sindacalizzati più combattivi, nel settore della Grande Distribuzione Organizzata la reazione dei lavoratori diviene sempre più necessaria.
Seguiamo ormai da tempo lo svilupparsi della lotta nel settore della logistica, ritenendolo un terreno di diretta continuità
,del lavoro già cominciato a Rosarno, Nardò, Castelnuovo Scrivia, Foggia. Lo sciopero del 22 Marzo ha mostrato che la lotta dei lavoratori della logistica è già ad un livello avanzato, sia perché ha individuato come avversario il grande marchio e non in maniera esclusiva la cooperativa, sia per il diffondersi dipratiche estremamente incisive come i blocchi dei i camion: merce ferma è merce non venduta, è profitto ritardato.
Continuando a monitorare lo sfruttamento bracciantile, passando dalle grandi zone franche del Sud alle piccole realtà invisibili e sempre meno insospettabili del Nord, ci proponiamo di estendere il nostro impegno anche al settore della logistica e dello sfruttamento nelle cooperative, dove l’incalzare della crisi si è esplosivamente scontrato con crescenti ritmi di lotta che ci invogliano a partecipare per allargare il fronte di solidarietà e partecipazione. Autorganizzazione e tentativo di ricomposizione dei piani di rivendicazione e conflitto
sono terreni che ci vedono impegnati già da tempo
e che vorremmo continuare a coltivarein sostegno e collaborazione, non solo coi lavoratori delle cooperative e con i sindacati più combattivi (dal si cobas all’adl cobas), ma anche con l’estesa retedi solidarietà costruita dal Coordinamento di sostegno alle cooperative in lotta. Un aiuto che, come da nostra tradizione, sarà sicuramente principalmente pratico, dalla partecipazione alle casse di resistenza, ad eventi di sensibilizzazione a diffusione di scioperi e piattaforme di rivendicazione, a tutte quelle forme di sostegno possibili secondo le nostre forze. In vista della nuova mobilitazione del 15 Maggio prossimo, la nostra solidarietà va a tutti i lavoratori impegnati in questa importantissima lotta.