[BSA NAZIONALE] solidarietà e autorganizzazione: bollettino dal sisma n°10

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BOLLETTINO DAL SISMA N°10

Giovedì 25 Ottobre 2012

I campi della Protezione Civile sono ormai stati chiusi in tutti i paesi del Cratere colpito dal sisma del 20/29 Maggio 2012. In ogni caso lo scenario è stato sempre lo stesso: strade d’accesso ai campi bloccate, forze dell’ordine in tenuta antisommossa (onde evitare ogni tipo di ribellione da parte degli ospitati negli stessi campi ed eventuali tentativi di esterni di interferire con gli sgomberi), pullman pronti a caricare gli sfollati per trasportarli negli alberghi.
Il messaggio che le istituzioni locali vogliono far passare è che con la fine dei campi finisce nei fatti  lo stato d’emergenza, chiudendo così la parentesi delle polemiche sulla malgestione di Errani, facendo credere che tutti i problemi sono stati risolti e che per ogni sfollato è stata trovata una buona sistemazione.
La realtà dei fatti non è questa. Errani sosteneva che sarebbero state requisite le case sfitte e gli appartamenti Acer, cosa vera solo in minima parte. Infatti non in tutti i comuni è stato possibile requisire appartamenti sfitti e molto spesso dove possibile l’intervento non è stato attuato del tutto: vedi  il Comune di Mirandola in cui su circa 1000 alloggi vuoti solo 16 sono stati resi disponibili. Il numero di persone mandate negli alberghi (Verona, Modena, Bologna ecc..) è quindi altissimo:
questa delocalizzazione ha ovviamente comportato ulteriori difficoltà, aggiunte a quelle già esistenti, per quanti lavorano e studiano qui nella bassa (i trasporti pubblici non dappertutto sono garantiti e non esiste nessun tipo di agevolazione o rimborso per chi può spostarsi con propri mezzi), oltre a portare allo smembramento di famiglie (molti lavoratori della zona, impossibilitati a farsi chilometri e chilometri, hanno preferito rimanere nei rispettivi paesi, mentre la famiglia è stata “deportata” in altre città). A fronte di tutto ciò molti si sono rifiutati di accettare le condizioni imposte dalla regione (delocalizzazione, promesse futili di altre future sistemazioni) e di conseguenza devono arrangiarsi da soli, firmando una carta che li estromette da ogni altra soluzione abitativa. Questi interventi sono operativi in seguito alle ordinanze del Commissario delegato Vasco Errani.

Contributi per la ricostruzione a carico dello Stato? Macchè!
Lo Stato ha versato i fondi per la ricostruzione (6 miliardi) nella cassa depositi e prestiti, a cui le banche accederanno per concedere il finanziamento agevolato che spetta ai terremotati, i quali lo dovranno ripagare in rate accendendo un mutuo. Un contributo virtuale dell’80%, che in realtà arriverà a coprire solo il 40-60% dei costi per i lavori effettuati e quindi non l’effettiva entità dei danni causati dal terremoto.
Le rate pagate andranno a maturare un credito d’imposta che l’interessato potrà recuperare solo scalandolo da tasse che normalmente dovrebbe pagare.        
Per un’analisi più tecnica e specifica rimandiamo al link del comitato Sisma .12:
 http://sismapuntododici.blogspot.it/2012/10/emergenza-terremoto-contributi-in.html 
Cosa che non è stata presa in considerazione è il fatto che gran parte degli edifici nella Bassa sono vecchi casolari di campagna (riconvertiti in abitazioni), spesso  affiancati da altre strutture (stalle,fienili,magazzini) facenti parte della medesima proprietà, che vanno quindi a superare di molto i 120mq ( http://sismapuntododici.blogspot.it/2012/10/emergenza-post-terremoto-casolari-di_22.html ). La ricostruzione quindi, nonostante la Bassa sia una zona agricola con preponderanza di casolari e poderi è stata pensata solo per facilitare la ricostruzione delle città.

I soldi per i terremotati non si vedono, eccetto i Cas (contributi di autonoma sistemazione) anticipati dalla Regione visto il mancato stanziamento dei fondi da parte dello Stato, che comunque sono arrivati in netto ritardo e solo per due mesi (gli arretrati di Giugno e Luglio, mentre non è stato previsto nessun finanziamento per il periodo 20-31 Maggio). Nel frattempo si spendono 40 euro al giorno a persona solo per pernottamento e colazione,  per mantenere in albergo famiglie senza casa perchè Errani, costretto dalla realtà, ha dovuto rinunciare in ritardo alla sua linea oltranzista anti container: così i moduli abitativi (70.000 euro l’uno: la speculazione è già cominciata e rischia di mangiarci vivi) arriveranno solo a fine dicembre o gennaio, forse addirittura a febbraio. Invece di occuparsi dell’emergenza case Errani  ha ben pensato con l’ordinanza del 4 Settembre 2012 di stanziare 7,5 milioni per il recupero e trattamento delle macerie, da poter poi utilizzare come asfalto della futura autostrada Cispadana. Quest’azione viene pubblicizzata per dimostrare la sensibilità della Regione riguardo quello che in realtà è un falso “monitoraggio capillare” del trasporto, riciclo e riutilizzo delle macerie stesse. Che si recuperino e riutilizzino le macerie, ma per la RICOSTRUZIONE non per la costruzione di opere inutili e che devastano l’ambiente!!

Sul fronte del lavoro la prima cosa che dobbiamo dire è che il terremoto è stata una mazzata ulteriore su un territorio già in difficoltà per la crisi economica: c’è una situazione di disoccupazione dilagante che il terremoto ha solo amplificato.
Alcune grandi aziende, sopratutto multinazionali, hanno deciso di approfittare del sisma per delocalizzare all’estero, dove il lavoro costa molto meno, altre ancora hanno delocalizzato temporaneamente la produzione nei dintorni, complicando le già grosse difficoltà di spostamento dei lavoratori, sopratutto quelli “deportati” negli alberghi a Verona, Modena, Bologna e altrove. Le piccole aziende invece, tra i danneggiamenti delle strutture e il fermo della produzione, sono sull’orlo di una crisi gravissima che sfocerà a breve in chiusure e licenziamenti. Molti datori di lavoro hanno sfruttato l’ ART 18 per licenziare personale, quando in realtà i motivi dei licenziamenti sono ben altri: alcuni licenziano per poi delocalizzare e altri invece per potersi togliere di torno personaggi scomodi come sindacalisti o “i pezzi più deboli” (come chi si ammala più di altri).

Molti sono già in cassa integrazione, come  i dipendenti della WAM e della Gambro (quest’ultima pare intenzionata alla delocalizzazione all’estero). A partire dalla prossima settimana, finita la CIG, saranno in molti a subire il licenziamento, soprattutto coloro che lavorano in piccole aziende, le quali, dovendo affrontare ingenti spese per ripartire, non riusciranno a mantenere tutti i dipendenti che hanno al momento. Chiaro è che uno scenario plausibile è quello che vede la chiusura, il prossimo anno, di tutte quelle piccole aziende che, se non
riceveranno aiuti dallo stato, non saranno in grado di riprendere la produzione.  

Ci pare comunque non secondario ricordare che gli unici morti di questo sisma sono stati lavoratori, morti sotto le macerie dei capannoni crollati come castelli di carte: la tematica della sicurezza nei luoghi di lavoro qua diventa un imperativo!
Al riguardo rimandiamo al bollettino n°11 incentrato sulla tematica del lavoro che uscirà a breve.

Vogliamo chiudere con una riflessione sulla sentenza sui tecnici della Commissione Grandi rischi, non solo perchè riguarda il terremoto in Abruzzo, emergenza che ha visto la nascita delle BSA, ma anche  perchè si lega direttamente alla pratica in svolgimento in Emilia.
Riteniamo giustificata la sentenza di condanna per il semplice motivo che non è, come i mass media main stream hanno raccontato, una sentenza che prevede una condanna per lo scienziato che sbaglia, ma una condanna legata direttamente ad un uso POLITICO , quindi un abuso, della legittimità di certi soggetti conseguente alla loro posizione di scienziati.
Giampaolo Giuliani, ricercatore del laboratorio del Gran Sasso, preoccupatissimo in un’intervista da AquilaTv: aveva detto:  “Noi purtroppo osserviamo da ieri, e lo abbiamo già detto, anomalie lontane dal nostro territorio ma comunque visibili dalla strumentazione in nostro possesso.  Era evidente già da alcuni giorni lo spostamento degli epicentri verso Ovest e la scossa odierna era prevedibile. E’ ora di smetterla di dire che i terremoti  non possono essere annunciati o previsti, chi lo fa sta producendo morti”. Con la diffusione di queste notizie da parte di G.Giuliani, il governo Berlusconi ha sentito il bisogno politico, non scientifico, di tranquillizzare la popolazione, indicendo una riunione il cui scopo, a detta del geofisico e vulcanologo Enzo Boschi presente, era appunto quello di dire che non si potevano prevedere i terremoti.  La conferma di ciò arriva direttamente dall’intercettazione del giorno prima della telefonata dell’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso che afferma: “quella di domani sarà solo un’operazione mediatica”. Riteniamo che sia sacrosanto che non esista una Commissione Grandi Rischi del tutto politicizzata che, per non andar contro la scienza classica, ha taciuto e forse tacerà ancora sulla scosse piuttosto che salvaguardare la popolazione.

BSA SAN POSSIDONIO