[BSANAZIONALE] NO ALLA MASSERIA, SI AL COTTIMO!

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La discussione sull’apertura della Masseria Boncuri e sul lavoro di tutela dei lavoratori migranti di Nardò appare come una telenovela sudamericana. I personaggi si intrecciano e lo scaricabarile è la cifra di una volontà di non occuparsi di una seria tutela dei lavoratori. Si è detto che la colpa era prima del Prefetto, poi della Provincia e ora della Regione. Forse Boncuri non è una priorità oppure era una priorità non attivare la masseria e il processo di emersione che c’è stato negli ultimi anni.
 Si intravede, infatti, la volontà di normalizzare l’autonomia mostrata dai migranti nel prendere in mano il proprio destino. A tutto questo si deve aggiungere che  il metodo sviluppatosi per queste decisioni, quello dei tavoli tra istituzioni, sindacati e  associazioni datoriali, non è stato largo e partecipativo come in realtà la dimensione del fenomeno e la sua complessità avrebbero richiesto. Siamo sicuri infatti che i lavoratori avrebbero chiesto una deroga al contratto provinciale e l’inserimento del cottimo come calcolo del salario giornaliero?
 Questo è infatti quello che dichiara l’assessore Renna su un sito di informazione locale come resoconto del tavolo tenuto in Prefettura, alla presenza anche dell’Assessore Fratoianni. Se esiste questo accordo di deroga al contratto e di inserimento del cottimo perchè non renderlo pubblico? Magari i lavoratori possono farsi una idea su cosa si è deciso. In ogni caso l’introduzione del cottimo sarebbe non un avanzamento ma una legalizzazione dell’esistente: un arretramento fortissimo. Naturalmente ci auguriamo su questo punto di essere smentiti.
Sappiamo che per quanto riguarda la raccolta dei pomodori le aziende intendono utilizzare manodopera locale. Questo dato va letto sotto due differenti profili di analisi: da un lato nonostante la crisi i lavoratori italiani tornano a essere presenti  nei campi, grazie anche allo sciopero dei migranti che ha prodotto una emancipazione complessiva e non solo per se stessi, dall’altro mostra che il sistema produttivo intende il lavoro migrante maggiormente funzionale alla subalternità e fa uso della forza lavoro ricattata dalla Bossi-Fini per abbassare il costo del lavoro per tutti . Oggi i lavoratori migranti presenti a Nardò hanno bisogno di una solidarietà diffusa.  Sarebbe utile costruire una rete di sostegno per evitare l’isolamento di questi lavoratori.
Ci siamo convinti che le contraddizioni reali aperte dallo sciopero dell’estate del 2011 e l’esito dell’operazione SABR abbiano costituito il terreno per non decidere e non intervenire sulle questioni concrete. Non si è evidentemente riusciti a trovare la quadra fra la retorica del rispetto del lavoro e dei diritti e gli equilibri politici reali. Quelli che portano a dover scegliere da che parte stare. I migranti sono l’anello debole della catena, quindi il loro futuro è sacrificabile. Troppi sono stati i soggetti che volevano stare contemporaneamente da tutte e due le parti.
Nessuno, almeno pubblicamente, ha parlato del ruolo, a nostro avviso fondamentale, che possono svolgere i controlli sui luoghi di lavoro da parte delle autorità preposte. A prescindere dall’apertura della Masseria vogliamo sapere se si è predisposto un piano efficace di controlli sui luoghi di lavoro.
Di tutto questo non si è parlato. Chissà perchè!
Le liste di prenotazione sono uno strumento utile, ma crediamo insufficiente.
La raccolta sta iniziando a Nardò e a breve anche in altri luoghi della Puglia. Siamo all’ennesima stagione in cui si fa finta che il fenomeno non esista e che nessuno è deputato a porvi rimedio. Il fiume di parole su questa vicenda ha prodotto una sola cosa: tanta retorica e pochi fatti.

Finis terrae
Brigate di solidarietà attiva