[BSANAZIONALE] che ne sarà dalle Masseria Boncuri?

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Masseria Boncuri Hotel
Tornano i braccianti a Nardò,
via alle trattative per l’accoglienza

“Accoglienza sì, accoglienza no” il dibattito tra le parti di queste settimane a Nardò.
Ancora una volta si guarda solo ai sintomi senza indagare le cause profonde e paradigmatiche del più ampio fenomeno dello sfruttamento del lavoro. Le responsabilità delle grandi aziende che, utilizzando il sistema del caporalato, fondano la propria produzione sullo sfruttamento sistematico di una forza lavoro emarginata e ricattabile, su cui si regge buona parte dell’economia italiana, si manifesta ogni anno anche a Nardò in maniera chiara e col suo carico di brutalità.
Lo scorso anno però questo sistema ha incontrato lavoratori degni che hanno deciso di non abbassare la testa e che potevano contare su un luogo, proprio la Masseria Boncuri, dove il fulcro cruciale dell’organizzazione dell’intervento era la difesa dei diritti e il contrasto al lavoro nero. I risultati di questa reciproca interazione tra lavoratori e associazioni hanno prodotto una chiara e definita emersione del fenomeno, della sua entità e delle dinamiche interne; una precisa definizione dei punti cruciali su cui intervenire per scardinare il fenomeno; una presa di posizione netta da parte dei lavoratori che chiedono dignità e rispetto.
Gestire un campo di accoglienza per lavoratori agricoli come quello di Nardò, così atipico nel suo genere, ha significato calarsi nella complessità del fenomeno per farne emergere le contraddizioni, impostando il lavoro sulla sensibilizzazione e l’esigibilità dei diritti. Lo sciopero autorganizzato e spontaneo dei braccianti di Nardò ha messo in luce con fragorosa determinazione un capillare sistema di sfruttamento della forza lavoro di cui i caporali stranieri sono sì responsabili, ma non rappresentano certamente il primo nodo del problema.
Il problema non è chi e se gestirà l’ accoglienza quest’anno alla Masseria Boncuri, ma come questa verrà formulata. l problema è che in un anno di tempo non c’è stata la volontà politica di migliorare, potenziandolo, quel particolare modello di accoglienza basato sull’auto organizzazione dal basso  dei lavoratori, portato avanti da Finis Terrae e dalle BSA negli ultimi due anni.
Il problema è che se  almeno i braccianti venissero pagati regolarmente secondo il compenso previsto dal contratto provinciale, non sarebbe necessario pensare all’accoglienza spendendo ingenti quantità di denaro pubblico. Non che il rispetto del contratto rappresenti in sé la soluzione al problema dello sfruttamento del lavoro, ma di certo sarebbe un buon passo avanti rispetto alla ricattabilità incontrollata e la totale assenza di diritti.
Ci auguriamo che la Masseria Boncuri non finisca gestita secondo un modello normalizzante e passivo, che fiacchi o addirittura ostacoli le rivendicazioni dei braccianti. Ancora una volta c’è da domandarsi se ha più valore mantenere in piedi un sistema economico locale di questo tipo o dare un maggior valore alla liberazione degli uomini dallo sfruttamento, affrontando un percorso di radicale lotta al caporalato. Ancora una volta c’è da domandarsi se vale più il profitto o la dignità dell’uomo.

Il fenomeno dello sfruttamento del lavoro degli stranieri in agricoltura è diffusissimo su tutto il territorio italiano e non si esaurisce certo nel settore agricolo (anche se in questo caso i braccianti sono l’anello più debole e ricattabile). Lo sfruttamento che avviene nelle campagne del sud ha le stesse cause di quello che, pur con diverse modalità, avviene nelle cooperative della logistica al nord, così come nel resto del Paese. Nardò non è che un esempio tra molti: le pratiche sviluppate alla Masseria Boncuri andrebbero modulate anche altrove, in una prospettiva di intervento più ampia che sia in grado di mettere in connessione l’intera filiera, costruendo percorsi di difesa dei diritti ed emancipazione.

Per risolvere realmente i problemi non si può continuare a mettere pezze ma bisogna andare all’origine, proporre alternative efficaci e dimostrare la volontà reale di intaccare il sistema.

BRIGATE DI SOLIDARIETA’ ATTIVA