BSA EMERGENZA ALLUVIONE – Borghetto Di Vara (SP) Report dal 30/10 al 02/11/2011

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Domenica 30 ottobre una prima squadra di volontari Briganti è arrivata dalla Toscana, Emilia Romagna e Trentino, nelle zone alluvionate.
Una mobilitazione dal basso, per portare solidarietà attiva in modo del tutto autorganizzato, autogestito ed autofinanziato, raccogliendo il “grido” di una popolazione in forte difficoltà e l’appello dei compagni di Rifondazione di La Spezia già attivi per l’emergenza.
Ci siamo coordinati con loro, che hanno preso contatti con le organizzazioni che stavano gestendo (o tentando di gestire) gli aiuti in mezzi e braccia umane, senza mai mettere in discussione, sia in termini politici sia in termini di organizzazione pratica, la nostra autonomia. Abbiamo raggiunto da subito uno dei paesi più disastrati dall’alluvione: Borghetto Di Vara.
L’impatto è stato forte, il fango ha avuto la meglio su ogni cosa, strade, case, macchine, alberi, vite.
Entrare nelle abitazioni e cercare di salvare il possibile, squarci di vite e intimità delle persone, non è stato affatto facile. Ci vuole poco ad immedesimarsi nella vita quotidiana degli abitanti, come ci è voluto poco per sentire la rabbia per gli anni e anni di abbandono istituzionale del territorio: un attimo di pioggia, smottamenti, esondazioni e si perde tutto, anche la vita.
Pieni di volontà di agire e con l’intento di favorire l’autorganizzazione anche in casi di emergenza, siamo stati inizialmente spettatori del piglio militare con cui è gestita la “solidarità organizzata”, tentando di capire le urgenze di azione e senza interferire con il loro operato: ci siamo ritagliati quindi i nostri spazi d’ intervento, in mezzo al fango, in mezzo alla gente. Ci ha colpiti fin da subito l’ottimo livello di autorganizzazione: gli abitanti, tutt’altro che passivi, si organizzano in gruppi per aiutarsi a vicenda nelle pulizie e collaborano con i volontari, offrono caffè, grappa e si danno da fare per ricambiare in qualche modo l’impegno di persone che stanno accorrendo da tutta Italia.
Il primo intervento ci ha visti operare per svuotare una grande casa completamente sommersa dalla furia delle esondazioni, luogo che doveva essere liberato in quanto utile come base di appoggio per la gente del luogo e per alcuni volontari di altre associazioni che già da giorni erano a spaccarsi la schiena in mezzo al fango. Siamo stati indirizzati lì dalla protezione civile stessa che poi, a lavoro quasi ultimato, dopo ore passate in mezzo a fango, vetri e cavi elettrici, ci ha sbattuto fuori per “motivi di sicurezza”.
Ne abbiam preso atto, sempre più convinti che l’unica forma concreta per dare corpo al nostro intervento fosse quella di parlare con la gente del posto, ascoltare direttamente da loro le urgenze e coordinarci direttamente con loro. Noi, contrariamente ad altri, non riceviamo ordini da chi sta comodamente seduto in un ufficio e non parla con la gente, ne abbiamo esigenze da “esibizione televisiva”.
Il giorno successivo, grazie ad una segnalazione di un assessore comunale, ci siamo spostati nella parte nord del paese, meno battuta dagli interventi di aiuto, dove la casa di un vecchio compagno reduce della resistenza, era circondata da circa mezzo metro di fango. Angelo ha 90 anni, è arrabbiato perchè nessuno ha pensato a lui, nessuno si è mosso per liberargli la casa circondata dal fango. Angelo contadino, Angelo che prende la zappa e sfidando i problemi di cuore si unisce a noi, Angelo deluso e arrabbiato, ma mai come con i Nazisti che provarono a rubargli le patate, Angelo con un occhio al nostro sudore e l’altro alle montagne, un tempo mete di partigiani oggi abbandonate, pericolose, assassine.
Ci ringrazia mille volte, si scusa per quel poco che riesce ad offrirci, è abituato a viziarsi con salami e formaggio, ma oggi vive in un paese che non offre più possibilità di scelta, un paese distrutto che non ha più vizi da offrire, ma ha un gran voglia e forza di rialzarsi e ricominciare a testa alta.

Il 1° novembre, per molti giornata di festa e passerelle televisive, è per noi giorno della testardaggine, un giorno in cui vediamo Borghetto fortunatamente meta di molti volontari e svariati mezzi: non c’è molto da fare, se non lavori secondari. Veniamo a sapere che è stata riaperta una strada secondaria, pericolosa ma libera, per Cassana, frazione di Borghetto, travolta per metà da una frana enorme e isolata per vari giorni. Decidiamo comunque di andare, partiamo in 20 con tutte le precauzioni vista la strada principale ancora interrotta. La tragicità della situazione è chiara fin da quando arriviamo: il primo incontro è con una famiglia la cui casa è stata per metà sventrata da una frana. Lamentano che nessuno interviene, occorrono teli per corpire il tetto e puntelli per le pareti. Un rapido giro di chiamate ci chiarisce la situazione: nessuno interverrà perchè la casa può essere solo demolita. Resta solo il dramma di una famiglia che ha perso tutto, ma non si vuole rassegnare. Resta il nostro dramma interiore di non poter aiutare.

Ci spostiamo più avanti, cercando di capire cosa si potesse fare:arrivati al paese siamo stati raggiunti da alcuni abitanti del luogo che volevano sfogarsi, raccontare, ma anche mettersi a disposizione se ci fosse servito qualcosa; anche qui troviamo gente dal carattere forte, generoso e ricco di voglia di partecipare. Abbiamo aspettato un coordinatore che di fatto è arrivato solo nel tardo pomeriggio, fatto una serie di sopralluoghi, affacciandoci sulla borgata del paese, rendendoci conto di una situazione drammatica: una frana ha demolito diverse case, ci sono stati morti, c’è sconforto, anche tra la Protezione Civile che non riesce ad entrare con nessun mezzo là dentro e non sa come impostare l’intervento di messa in sicurezza.
È impossibile scendere laggiù, quindi decidiamo di riportare una quindicina di Briganti a Borghetto (con le mani in mano non piace stare a nessuno), ma poiché di fatto a Cassana e frazioni limitrofe non ci stava operando nessuno, abbiamo pensato di insistere, convinti che da fare ce ne fosse stato fin troppo.
Mentre gli altri riprendevano a spalare fango a Borgetto, un piccolo gruppo si è preso la briga di cominciare un giro di indagini, per reperire quanti più contatti possibili ed affrontare un giro di telefonate tra vari coordinatori. parlando col COM (centro operativo misto per le emergenze) ed infine con il geometra del Comune il quale segnalava l’assoluta urgenza di ripulire gli scoli della strada, gli sbocchi delle fogne, i tombini, tutto ancora intasato lassù a Cassana e dintorni, urgenza forte in previsione dell’allarme meteo 2 annunciato da giovedì fino a domenca.
Chiarita la situazione la “BSA EMERGENZA ALLUVIOENE” si è riunita nuovamente per raggiungere il luogo più a rischio, a Corneto con un BOBCAT a disposizione che toglieva la parte più grossa della terra e noi con pale, zappe e carriole a scavare per liberare fogne e tombini, trovando di fatto lavoro non solo al nostro gruppo presente, ma anche ai turni dei giorni successivi e dando voce ad un urgenza che chiedeva anche l’attenzione della Protezione Civile.
A buio, ci presentiamo al COM chiedendo un altro BOBCAT e volontari per i giorni seguenti a Corneto, registrandoci nella lista delle associazioni presenti, così da essere chiamati e riconosciuti per ciò che concerne l’emergenza.

Nei primi tre giorni intensi di duro lavoro fisico e psicologico ci siamo resi conto della tempra di questa gente e della loro rabbia riversata giustamente contro i vari livelli istituzionali che hanno ignorato la messa in sicurezza di queste terre, con leggi assurde e negligenza perpetuata (invece di fare la Tav, viene spontaneo domandare, perchè non si fa manutenzione del territorio?). La gente non si fida, non vuole lasciare le proprie case perché non crede nella ricostruzione.
In un organizzazione che rasenta il ridicolo e il caos di un coordinamento che ti impedisce di avere una visione oggettiva della situazione, ci siam ritrovati a ufficializzare segnalazioni e richieste di aiuto.
Gli stipendiati della Protezione Civile sono spesso in riunioni organizzative interminabili mentre i volontari per le strade restano a subire le ingiurie e a far rispettare delle regole che di fatto non hanno nessun valore legale.
Ci troviamo noi, che viviamo in mezzo alle strade vicini alla popolazione, a segnalare ed intervenire per primi, sollecitando per far intervenire chi di dovere.

La situazione è difficile ma la mobilitazione nazionale delle Brigate di Solidarietà Attiva continua con richieste di partecipazione da tutta Italia. Ad oggi sul posto sono presenti Briganti di Milano, Pavia, la BSA dei Castelli Romani e la BSA Toscana: continueremo a portare la nostra solidarietà autorganizzata e di classe senza lasciarci abbattere dalle difficoltà, come altre emergenze che abbiamo affrontato ci hanno insegnato a fare.

BSA EMERGENZA ALLUVIONE – 30/10-02/11/2011