[BSA NAZIONALE] solidarietà e autorganizzazione: bollettino n° 8

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Lunedì 1 Ottobre 2012

Comincia a piovere sull’Emilia. Una pioggia che allaga i campi della protezione civile e i campi autorganizzati. Chi sta in tenda e chi sta in roulotte. Ci sono ancora 36 mila sfollati nel Cratere, 20 Comuni che non riescono a risolvere il problema impossibilitati dal cappio che il patto di stabilità e l’assenza di finanziamenti regionali e governativi impone loro. Piove assieme alla pioggia una miriade di ordinanze e decreti regionali, uno tsunami di burocrazia che impedisce ai terremotati emiliani di trovare qualcosa a cui aggrapparsi per non essere spazzati via.

I nuclei di protezioni civile regionali hanno finito i soldi e già in molti comuni si riduce la mensa, si riducono le strutture. Sappiamo che in alcuni campi il servizio mensa sarà “offerto” da catering privati, perché se si deve speculare si specula su tutto, dai bagni chimici ai pasti.

Piove sui tendoni che ospitano le scuole: mentre Errani va fiero nel ribadire che l’anno scolastico è iniziato senza problemi, che in Emilia è tutto ok, che l’Emilia ce la farà da sé, gli studenti fanno lezione nei tendoni, talvolta senza banchi, sicuramente esposti a freddo e intemperie. Il calendario non è chiaro: un giorno di scuola si, uno no, una settimana si, una no. E magari si mandano gli studenti in vacanza studio, la scuola paga il viaggio, le famiglie il pernottamento: se non hai i soldi tuo figlio può tranquillamente allungare di una settimana le vacanze. Il prossimo bollettino video sarà proprio su questo: su Errani che si vanta delle scuole e sulla realtà che fa a cazzotti con la finzione mediatica.

La questione è piuttosto chiara: l’Emilia è un ottimo luogo per speculare ora. Speculare sugli affitti: hai perso casa, ma puoi accedere al piano case, prendendoti un affitto lievitato per l’occasione. Puoi ricostruirti la casa, ricevendo i contributi dello stato, che però guarda caso coprono solo fino al massimo dell’80% delle spese: per il 20% mancante hai la scelta tra cavarli fuori di tasca tua, prima volta nella storia delle tragedie naturali in Italia, o indebitarti con le banche. Se la vita stenta a ripartire, trivellazioni e gas invece non trovano requie. Ma d’altronde, dal governo delle banche poco altro potevamo aspettarci.
La situazione a breve sarà al collasso, tra il freddo, la pioggia, i moduli abitativi che non arrivano e i CAS (contributi di autonoma sistemazione) che vengono promessi da mesi e dovrebbero essere stati anticipati di recente dalla Regione, ma ancora non si vedono.

La colpa di tutto questo non è solo il terremoto: al terremoto della crisi s’è “solo” aggiunta la crisi del terremoto. Stiamo proseguendo le staffette, ancora centinaia di persone a cui portiamo beni di prima necessità, che ci raccontano una situazione che va oltre la casa inagibile e parla di disoccupazione e aziende che delocalizzano. La colpa è dei comuni? Forse no. Anzi no. C’è un governo assetato di profitto e un commissario straordinario, Errani, del tutto organico nel “piano Monti”, che vede il suo partito ridotto ad un’arena dove le cooperative rosse si scannano per prendersi più appalti possibili.

I comuni una responsabilità ce l’hanno di sicuro però: emanare a catena, come sta succedendo, ordinanze di sgombero delle aree pubbliche, ovvero obbligare chi non ha una sistemazione a smontare anche la misera tenda sotto cui vive, non fa altro che ridurre i terremotati ad un problema di ordine pubblico. Ma capiamoci: non tutti i terremotati, ma gli ultimi degli ultimi, chi cioè non ha i soldi per l’affitto o per comperarsi container o casette di legno. La guerra alla povertà prosegue anche qui, nonostante la tragedia. E tra i poveri ovviamente è bene fare distinzioni: dividiamo tra residenti e non residenti, che se non si mette il povero contro il povero c’è il rischio che qualcuno guardi lassù, a Bologna o a Roma. Ha senso, laddove sulla testa della gente passano fiumi di soldi in interessi e speculazione, mettersi a fare divisioni tra residenti e non residenti? C’è toccato intervenire nel Comune di Cavezzo, a difendere una tendopoli autogestita, guarda caso di stranieri, minacciata di sgombero da una pattuglia di carabinieri: pare che il sindaco non ne sapesse nulla, ma è comunque difficile pensare che tra la minaccia e il sindaco non ci sia un filo di responsabilità che passa attraverso un’ordinanza che parla chiaro: “via la tenda o paghi 500 euro di multa”. Tende rimontate, ragazzi un po’ più tranquilli, roulotte in arrivo.

Non abbiamo nessuna intenzione di alimentare polemiche sterili: conosciamo bene le evidenti difficoltà che pesano sui comuni. Sappiamo che a breve, ritiratesi le squadre della ProCiv, la situazione sarà infernale. Governo, Regione e speculatori sono obiettivi comuni a cui guardare: occupiamoci dei bisogni della gente, occupiamoci di organizzare una ricostruzione ecosostenibile e salva dal profitto, rigettiamo la guerra tra poveri.

Il 4 Ottobre saremo a Roma a fianco del Comitato Sisma.12 e degli aquilani del Comitato 3e32, per continuare a pretendere rispetto e a far sentire la nostra voce. Diamoci una mossa!