DA PADOVA: NOI DI QUI NON CE NE ANDIAMO!LA LEGA RENDE INSICURI TUTTI!

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Dario, Gigi, Nabil e Paolo sono qui insieme da giorni, stanchi e determinati resistono assieme ad una trentina di tunisini al campo popolare di accoglienza davanti la scuola ex Gabelli di Padova. Intorno a loro una città, con tutti i problemi e le contraddizioni che le dinamiche sociali determinano. Giornali e TV parlano di loro, ed oggi finalmente anche il sindaco della città è costretto ad ammettere che si, c’è la responsabilità del Ministro degli Interni che non vuol affrontare la questione dei rifugiati. Zanonato di centro sinistra accusa la destra, non denuncia e non minaccia lo sgombero ma i tunisini rimangono in strada. Come a Bergamo, Come a Milano, e un pò in tutto il nord. Le Brigate della Solidarietà Attiva insieme a rifondazione in queste settimane hanno aperto le proprie sedi e costruito un meccanismo che lega solidarietà dal basso e denuncia politica. C’è una questione NORD ed accoglienza negata per chi non lo avesse capito, dovuta principalmente alla paura delle urla di Radio Padania. Per cui dato che fora da ball è rimasto uno slogan meglio stare in silenzio, o tutt’al più organizzare cene per pagare biglietti per andare in Francia come la Lega ha fatto a BErgamo. 
Così facendo però, la Lega e il suo imbarazzo messo sotto il tappettino rendono di nuovo insicuri tutti. In primis i tunisini costretti a vivere il proprio permesso temporaneo in una sorta di limbo dove l’unica strada percorribile rischia di portarli a lavorare nelle economie informali, cioè lavoro nero o illegalità. Come al solito la lega fa marcire la situazione per poi gestire il clima di paura che questa determina, ci dice Dario prima di incontrare alcuni cittadini del quartiere che mostrano la propria solidarietà, tra i quali un profugo bosniaco arrivato in Italia una quindicina di anni fa che oggi è diventato fisioterapista. C’è un terreno inedito in questa mobilitazione che oggi proseguirà davanti la prefettura di Padova, un terreno che dice una cosa semplice accogliere per costruire percorsi migratori per chi ha un permesso di soggiorno anche temporaneo è un modo per costruire vivibilità per tutti. Non è difficile, basta semplicemente che la politica faccia il suo dovere.