Verità e menzogne sull’immigrazione tunisina. Solidarietà fra popoli, unità fra lavoratori

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A Padova, da più di due settimane, oltre 150 ragazzi tunisini provenienti da Lampedusa hanno già ottenuto o stanno per avere il permesso temporaneo di soggiorno per motivi umanitari. Tale permesso vale sei mesi e dà diritto per legge a vitto e alloggio per tutti coloro che non possono permetterseli. 
Le istituzioni e gli enti locali non hanno ancora attivato i servizi sociali minimi necessari ad alleviare la situazione perché il decreto di emergenza emanato dal presidente del consiglio dei ministri affida la totale gestione della materia alla Protezione Civile che ha l’ultima parola ma che fa finta di non sapere nulla. 
Nel frattempo, i giovani tunisini vagano per la città senza mangiare, senza lavarsi e di notte si ritirano in ripari di fortuna dove sempre più spesso vengono scovati dalle forze dell’ordine che li multano per vagabondaggio. Queste condizioni sono causa di gravi stenti e rendono necessarie cure sanitarie urgenti per molti immigrati. 
Sono numerose le segnalazioni di abusi psicologici, fisici e legali ricevuti dai migranti sia quando vengono ammassati come bestie nei centri di “accoglienza” sia quando raggiungono le città del nord. 
Nella nostra città l’unico servizio di pubblica utilità che affronta questa emergenza viene svolto dalle Brigate di Solidarietà Attiva, con il forte sostegno di Rifondazione Comunista, che da due settimane forniscono cibo, coperte, vestiti e riparo per alcune decine di ragazzi tunisini, oltre a volantini in arabo che li indirizzano presso le poche strutture assistenziali gratuite esistenti a Padova. 
L’attività più importante che svolgiamo riguarda però l’ottenimento del vitto e l’alloggio che spetta per diritto a questi ragazzi che devono essere protetti in virtù del programma umanitario, previa richiesta scritta alla prefettura. Tale diritto è stato conquistato solo grazie alla lotta condotta insieme a un primo gruppo di 20 tunisini e altre decine di richieste sono state già consegnate o saranno depositate nei prossimi giorni. Tuttavia, tutte le istituzioni predisposte all’accoglienza (Prefettura ed enti locali) fanno finta di non sapere nulla fino a quando questa procedura non li mette di fronte all’evidenza delle loro responsabilità. 
Responsabilità che vanno proiettate nel futuro, per inserire questi immigrati in percorsi di integrazione sociale, comprendenti corsi di italiano e di formazione professionale per evitare che, una volta scaduto il permesso di soggiorno semestrale, siano costretti alla clandestinità e, da qui, nel circuito del lavoro nero sottopagato o della microcriminalità. La mancanza di una adeguata assunzione di responsabilità nei confronti di questo problema da parte delle istituzioni non farà altro che diminuire ancora di più i diritti di tutti i lavoratori, incrementare la guerra tra poveri e l’instabilità sociale. Proprio queste condizioni, unitamente alla crisi economica che è sempre più forte, sono l’ideale per arricchire a dismisura una classe dirigente senza scrupoli sulla pelle di tutti i lavoratori, italiani stranieri. 
Oggi il gruppo di giovani tunisini che ha vinto la prima battaglia è attivo nell’organizzazione degli aiuti e della lotta dei connazionali che sono rimasti esclusi, per il momento, dal programma di protezione umanitaria. 
BRIGATE DI SOLIDARIETA’ ATTIVA – Tel. 346 8338454 – [email protected]