L’Aquila non deve morire

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“Un pò di tempo fa su Rai 3,durante il programma Presa Diretta,è passata l’immagine di Ponticelli (NA).
Hanno mostrato una parte di questo quartiere,baracche oggi abitate da chi la casa non se la può permettere,le cosiddette case popolari assegnate agli indigenti napoletani e non.
Queste baracche sono state costruite nel 1980 in seguito al terremoto e subito mi si è accesa la lampadina,pensando agli Aquilani, a quelle case ancora distrutte,alle macerie ancora a terra e a quei Moduli Abitativi Provvisori,che potrebbero diventare definitivi,proprio nella forma e misura in cui vengono poi assegnati oggi ai terremotati e domani magari agli indigenti,ricreando in un futuro non tanto lontano una periferia degradata e poco illuminata.
Bene sapendo del ruolo fondamentale della Protezione Civile in tutto questo discorso emergenza e ricostruzione,ci viene spontaneo parlare di tutto ciò che è stata l’emergenza per molte/i Aquilane/i in quei 7 mesi di campi aperti e sia nella gestione diretta della Protezione Civile e sia delle altre gestioni a seconda di chi era intervenuto immediatamente dopo il 06/04/2009.
Vedendo reportage vari di associazioni,politici e artisti,che in un primo momento si sono immersi nella solidarietà e raccolta fondi per varie attività da riaprire (scuola,ospedale,teatro) e vedendo in prima persona le gestioni dei campi da parte delle BSA,ci rendemmo conto fin dall’inizio della beffa e burla da parte non solo dei membri della maggioranza, Berlusconi in testa coi suoi continui pellegrinaggi a L’Aquila,ma anche dai ruoli della Protezione Civile,che in quel periodo ha goduto di leggi speciali per la gestione della crisi Aquilana.
Abbiamo visto costruire laddove non sarebbe mai stato possibile piantare nemmeno un palo dell’Enel,Ditte dalla dubbia provenienza,dove ad un controllo semplice avevano riscontrato l’irregolarità per 330 imprese su 520 operanti in città,appalti provenienti per la maggior parte dalla Campania e dalla Lombardia e per concludere in bellezza quei famosi MAP,ove oggi cominciano le denunce per disagi dovuti a infiltrazioni di acqua piovana,scollature delle pareti etc..Ovviamente tutto questo tenuto molto lontano dai riflettori!
Come BSA abbiamo cercato di portare alla ribalta un discorso diverso della gestione nei campi,soprattutto tentando di lasciare le gestioni alle/i aquilani/e stessi,per il semplice fatto che la città è la loro e perchè il metodo dell’autogestione nelle emergenze è fondamentale per una ricostruzione rapida e meno opprimente,rispetto all’alienazione perpetrata dalle regole poco democratiche,che la Protezione Civile ha dettato dall’inizio.
Di fatto ne abbiamo avuti esempi:
Firenze 1966:dove arrivarono gli aiuti,ma anche le popolazioni Fiorentina e toscana si misero nelle strade,ognuna/o come poteva per liberare le case e le strade dal fango,senza che nessuno dicesse loro che era pericoloso o illegale.
Friuli 1976:Anche li ci furono mobilitazioni da tutta Italia e estero,ma soprattutto la popolazione civile,in campo fin dall’inizio gli permise di ricostruirsi le case (177.000 sfollati) in breve tempo.
Il nostro ragionamento ci porta purtroppo a pensare che dal 1978 in poi molte cose sono cambiate e non solo per la gestione delle emergenze,cercando sempre di più di allontanare i cittadini dalle questioni come la crisi di un territorio,cercando sempre di trovare un’emergenza da gestire a livello Nazionale,con le scuse della sicurezza e dell’inesperienza,ci si frappone tra l’emergenza stessa e il/la cittadina/o,così facendo si abrogano leggi speciali,si gestiscono fondi si creano associazioni e soprattutto si riduce quella solidarietà umana ad un semplice invio di SMS o nelle migliori delle ipotesi a IBAN dove è possibile contribuire agli aiuti.
Beh non solo le BSA hanno pensato dopo quel 06/04/2009,che sarebbe stata l’ora di vederci chiaro,dove anni di speculazioni economiche (vedi Africa),non vedendo alcun risultato,dovevamo creare una contro tendenza, rompendo in qualche modo il giochino della gestione di denaro pubblico e partendo dal presupposto che ognuna/o di noi è più indispensabile da persona fisica anziche come codice fiscale”.
L’Aquila non deve morire così!

FEDERAZIONE NAZIONALE BRIGATE DI SOLIDARIETA’ ATTIVA.